Vi ricordate de “I Simpson”? Sicuramente si. In una puntata la popolazione di Springfield, la tipica cittadina della provincia americana rappresentata dal cartone animato, è “invasa” da un orso: la folla inferocita, aizzata da Homer, si dirige poi al municipio. Sebbene si sia trattato di un evento più unico che raro, gli abitanti di Springfield vogliono sicurezza e protezione dagli “orsi”.

Durante la ridicola e forzata levata di scudi di massa, c’è una donnicciola di paese che continua a strepitare “Perchè nessuno pensa ai bambini?!”. Questa frase è ripetuta continuamente, travalicando il limite dell’inopportuno passando per quello della psicosi buonista. “Perchè nessuno pensa ai bambini?!” sembra si sia gridato in modo scomposto ultimamente, affrontando la pseudo-notizia che vedrebbe Donald Trump nei panni di un kapò nazista o di una sorta di leader assoluto intento ad adoperare strumenti e soluzioni “totalitarie”, “inumane” o “aberranti” contro dei bambini indifesi.

Se ci si dovesse esprimere al riguardo di questa trovata giornalistica, facendo l’avvocato del diavolo, sarebbe facile confermare la “genialità” di questa “idea”: l’uso dei più piccoli come strumento di aggressione politica o come mezzo per scardinare una decisione governativa è una metodica così vecchia da essere arrugginita. Peccato però che per operare simili “campagne d’informazione” si debba distorcere la realtà, sino a renderla irriconoscibile come il volto umano in un quadro astratto.

Operiamo adesso una sorta di “autopsia” sul corpo di questa “notizia” e scopriamo le falsificazioni, le esagerazioni, le omissioni e le vere e proprie fandonie che la compongono. Per capire cosa sta accadadendo al confine fra Stati Uniti e Messico, bisogna tornare indietro nel tempo: dobbiamo parlare del Flores Settlement.

Durante gli anni ’80 non si contavano le numerose cause intentate da privati contro il governo statunitense a causa del trattamento che i bambini degli immigrati potevano subire: se un clandestino fosse stato sorpreso ad attraversare la frontiera con un minore, sarebbero stati bloccati entrambi e spediti in un centro penale. Era una situazione quantomeno incresciosa, dove dei minori stranieri avrebbero potuto così finire in una sorta di colonia penale, costruita e pensata per dei maggiorenni.

Una causa fu proprio intentata da un’associazione umanitaria nel 1985: l’American Civil Liberties Union difendeva la quindicenne salvadoregna Jenny Lisette Flores. Jenny aveva lasciato El Saldavor per andare a trovare, in America, la sua zia che però era “trattenuta” dalle forze di sicurezza federali USA al confine. Il caso esplose, perché la piccola Flores era costretta dalla legge esistente all’epoca a vivere rinchiusa in un centro penale, a dormire con affianco donne e uomini sconosciuti, a condividerne i bagni e ad essere persino sottoposta regolarmente a perquisizione come se fosse anche lei una detenuta.

Le autorità statuivano che, a rigor di legge, avrebbero potuto riconsegnarla unicamente ai suoi genitori e non a sua zia, detenuta, mentre l’organizzazione umanitaria impugnando un diritto costituzionale richiedeva che potesse essere messa sotto custodia a “adulti responsabili”. L’affaire-Flores continuò a crescere, a gonfiarsi per importanza giuridica, balzando da una corte ad un’altra, sino al 1993: la Corte Suprema statunitense diede quasi totalmente ragione alle autorità federali.

Il punto di svolta è però nel ’97, quando si raggiunse una sorta di “lodo”, un accordo (nel diritto americano si parla di “consent decree”, letteralmente “decreto di consenso”) dove vi è il placet dell’amministrazione presidenziale dell’epoca, con Bill Clinton (democratico). Qui nasce il Flores Settlement, che stabilisce tutte le linee guida per i casi di minori da dare in custodia e al momento sotto tutela delle autorità federali. Ma cosa prevede il Flores Settlement? Che conseguenze pratiche ha sull’immigrazione clandestina?

È presto detto: il bambino dovrebbe essere rilasciato o ai genitori, o a un parente, oppure a un tutore legale/entità autorizzata per la cura del minore. Sempre il Flores prevede che se il minore è in custodia presso le autorità federali, come appunto le guardie di sicurezza al confine col Messico, dovrebbe essere mantenuto in uno spazio il meno restrittivo possibile, con assistenza medica, cibo e acqua. C’è però di più: questo meccanismo prevede che il bambino non possa essere tenuto in centri simili per più di 20 giorni, seguendo la prassi che si è ormai stabilita.

Già a questo punto sorgono numerose domande, sebbene in linea di principio il Flores cercava di dare risposta a un annoso problema: che accade se il genitore del minore è detenuto per immigrazione clandestina? Ovviamente non si può né rinchiudere il bambino in una sorta di carcere col genitore né tantomeno rilasciare quest’ultimo affinché possa prendersi cura del figlioletto, giacché così sarebbe impossibile proseguire con l’azione legale prevista contro l’immigrazione clandestina.

Proprio a questo riguardo, l’amministrazione Trump ha parlato di “catch and release”, ossia “acchiappa e libera”, riferendosi ai numerosissimi casi di immigrati clandestini poi “liberati” affinché si riunissero coi propri figli. Sempre riguardo questi minori che attraversano il confine, bisogna inoltre ricordare la necessità delle autorità statunitensi di accertare il reale vincolo di sangue e genitorialità: non è raro ed è avvenuto parecchie volte che vi siano stati bambini usati come “lasciapassare” per travalicare la frontiera, oppure “spediti” da luoghi pericolosi e in crisi economico-sociale per farli fuggire da una condizione di estrema povertà proprio dalla famiglia o non si deve neanche dimenticare il grave fenomeno del traffico di bambini per gli scopi più abietti. Questi presupposti, già da soli, scardinano l’onda anomala di false lacrime versate dai presunti liberal sino ai fanatici del Mondo “senza confini”.

Nel corso degli anni, dal 1997 sino ad oggi, sono stati numerosi gli interventi legislativi nel merito: negli anni 2000, un’era a cavallo fra la fine di quella Clinton e l’inizio di George W. Bush, il Senato USA specificò che le autorità responsabili per la cura, tutela e presa in custodia di questi minori sarebbero state altre prevedendo che il Dipartimento per la sicurezza della madrepatria (Department for Homeland security) li desse in custodia all’Ufficio per il reinsediamento dei rifugiati comprendendo il Dipartimento per i servizi alla salute e agli uomini (Health and Human services department).

Il Flores Settlement non nutre sicuramente di ottima salute legislativa, giacché continuano senza alcun freno le decisioni che i tribunali statunitensi prendono nel merito della materia trattata cercando o di porre rimedio alle falle che causa o per far rispettare i suoi dettami legali, forse troppo generici e senza dubbio oramai fallati dall’esplosione dell’immigrazione attraverso il confine meridionale statunitense. Negli ultimi tempi, infatti, il Nono circuito (una corte federale per la giurisdizione d’appello riguardante i tribunali di varie zone degli USA, dall’Alaska alla California passando per l’Arizona) ha confermato che il Flores si applica non soltanto ai bambini con genitori ma anche a quelli soli.

Ora, conoscendo i fatti e non le idiozie sparate a cannonate da giornaletti, buonisti, opportunisti o anche ignoranti, possiamo già demolire una parte della “notiziona” dove Trump il crudele – l’appellativo che gli oppositori interni all’Impero a stelle e strisce potrebbero adoperare – separa e segrega i bambini: l’attuale presidenza ha proseguito sulla propria strada, con misure severe per chi clandestinamente valica il confine americano. Questa è stata la decisione, mentre gli effetti sui bambini accompagnati e non portati dai clandestini non sono stati affatto statuiti in un apposito provvedimento. Il Flores Settlement e l’enorme buco nero giuridico assieme all’aumento impetuoso del flusso d’immigrazione hanno fatto scoppiare “il caso”, ma da molto tempo, senza che “ovviamente” nell’era Obama nessuno se ne accorgesse.

Qui difatti perveniamo alla vera e propria falsità smerciata facilmente in funzione anti-Trump: i bambini, “a tonnellate”, vengono stipati in gabbie! Peccato che quelle foto siano del 2014: Obama imperabat! All’epoca il senatore repubblicano Jim Mcgovern si recò in Texas, verso il confine messicano, per una sorta di ispezione speciale. Si recò nella cittadina texana di McAllen e qui visitò i centri per immigrati: fu in questa occasione che furono rilasciate le foto, incluse nel rapporto del senatore Mcgovern, dove erano mostrati dei bambini/ragazzini in posti recintati, all’interno di una specie di hangar, con coperte termiche cromate.

Le “gabbie” nel 2014
Visita del sen. McGovern

Tutto è documentato sul sito del senatore statunitense, con date, foto e resoconto del suo viaggio d’ispezione: 2014 doc. Credete che all’epoca vi fu qualcuno che osò turbare il sonno propagandistico nel quale, come Occidente, eravamo piombati? Quanto l’Impero era nelle mani di Barack Obama, e dunque nessuno di certuni mass-media statunitensi disse nulla sul tema? Di riporto, come avveniva ai tempi delle veline, nessuno ha cercato più affondo e queste notizie non arrivarono sul serio in Italia.

Sito web del sen. McGovern, 5 agosto 2014

La cosa non finisce qui: le “celebrità”, che forse sono poco accorte o sicuramente in malafede, si sono scatenate sui social-network. Come se non bastassero le notizie falsificate e strappalacrime con le quali sono stati inondati network televisivi e prime pagine dei fogli di propaganda liberal-mondialista, a tutto ciò ha fatto “naturalmente” seguito la valanga delle demenzialità dei “vip”.

I tweet sul tema non si contano; dopo aver sbugiardato coi fatti la base di queste falsità, elenchiamo i nomi degli autori di questa caccia alle streghe digitale che si sono sperticati in commenti violenti, rissosi, sdegnati: troviamo in prima linea soggetti soprattutto noti, e potenti, negli Stati Uniti come Linda Sarsour (già direttrice dell’Associazione arabo-americana di New York, fra gli “organizzatori” delle comunità islamiche americane per il movimento Black lives matter e co-responsabile della Marcia delle donne nel 2017), o anche Jon Favreau (responsabile della Casa Bianca per la scrittura dei discorsi di Barack Obama, già nel passato partecipante alla campagna presidenziale per J. Kerry nel 2004) ma anche Jake Silverstein (capo editore nientedimenoche del New York Times!).

Silverstein si è reso conto di che razza di figura da scemo di guerra stesse facendo, postando foto del 2014 contenute in un articolo dell’Arizona Republic, da dover successivamente cancellare tutto e postare un messaggio di “scuse”. Ha agito troppo tardi, come tutti gli altri: il sito d’informazione americano Breitbart aveva già salvato tutto a futura memoria.

I tweet di “scuse” di Silverstein

Se questo è il capo editore del New York Times, la stampa occidentale significa che è già sotto svariati metri di terra putrescente. Fra quelli, purtroppo, celebri anche dalle nostre parti che sono stati colti dall’invasamento antitrumpiano ricordiamo con un po’ di pietas Oprah Winfrey e persino Jennifer Lopez.

L’articolo con foto tweetato impunemente e senza accortezza dalla masnada anti-trump, in ogni caso, contiene un errore: presume che le foto interne a uno dei centri di custodia per minori datate 2014 siano state le prime. Erroneo: l’editorialista di Breitbart, Brandon Derby, il 5 giugno dello stesso anno, aveva già pubblicato un articolo corredato da numerose foto provenienti dal Texas. Centri di controllo al collasso, spazi esauriti, sovraffollamento, sporcizia e disordine erano lampanti sotto l’amministrazione di Barack Obama, così come l’inaccettabile ma legale (perché frutto di una tortuosa e irrealistica previsione giuridica) separazione dei minori dai genitori presunti.

La crisi dei centri sotto Obama

Dopo la canea che si è scatenata, certuni hanno detto: “Vedete?! Ora Trump, il mostro, è stato costretto a fare marcia indietro cambiando la legge!!”. Altre sciocchezze: Trump aveva implementato, come è stato già detto, il sistema di controllo e prevenzionedell’immigrazione clandestina al netto degli effetti che il Flores Settlement avrebbe prodotto automaticamente, ma c’è di più: sono numerose le interviste o le dichiarazioni di Trump nelle quali si critica l’attuale legge e dove chiarisce che per un reale cambiamento o cancellazione di questa “legge” è necessaria l’attività legislativa, che in questo caso non può essere esercitata completamente da lui.

Da una parte lo dipingono come un “tiranno”, dall’altra vorrebbero che esondasse dai suoi limiti costituzionali nella modifica legislativa; difatti l’ordine esecutivo da lui firmato per “…Tenere unite le famiglie”, richiedererà non solo una fase attuativa e di adeguamento ma anche una sorta di placet giuridico. Sarà semplice, infatti, attaccarlo in futuro dicendo che a seguito di questa decisione i bambini sebbene assieme ai propri genitori presunti o meno restano detenuti con degli adulti. Del resto è proprio ciò che il Flores Settlement, in modo pedestre, cercava di evitare. Ricordate la famosa canzone “Tu sei buono e ti tirano le pietre… Tu sei cattivo e ti tirano le pietre…”? Non è un caso che l’amministrazione Trump abbia ad hoc previsto di adeguare le strutture fatiscenti e obsolete usate in passato per poter ospitare delle famiglie.

È importante sapere, affinchè si comprenda il corso degli eventi, sia per sapere quanto i democratici americani non possano pontificare e quanto sia stato grave il silenzio della stampa main-stream in quegli anni, cosa avvenne prima di Trump, durante l’amministrazione Obama e poco prima. Nel 2008, penultimo anno al governo di George W. Bush, gli USA realizzano il Programma di trasferimento e uscita degli immigrati (Alien Transfer Exit Program, Atep): gli immigrati clandestini senza documenti, catturati mentre compiono il reato d’ingresso illegale, devono essere arrestati, detenuti e poi rispediti con autobus o aerei ad un’uscita degli Stati Uniti opposta a quella dalla quale hanno cercato di entrare. Il tutto fu descritto dal Los Angeles Times parlando della storia di Luis Montes.

Obama, 3 anni più tardi, pressato dal numero crescente ed esponenziale di ingressi clandestini negli USA implementò ulteriormente l’uso dell’Atep, nonostante questa pratica portasse dei soggetti a essere rilasciati nel bel mezzo del nulla a distanze chilometriche abissali dal luogo di ingresso clandestino. Immaginate il deserto o l’entroterra del Messico, non dev’essere “piacevole”. Quando l’Atep fu sospinto, il numero di famiglie divise arrivò alle stelle con inoltre l’”effetto collaterale” di dividerle a colpi di chilometri: la famiglia e i bambini, reali o presunti, in un centro di detenzione per l’immigrazione e il pater familias magari fra le rocce spaccate dal Sole in chissà quale punto del confine USA-Messico. Tutto ciò con Obama, senza che nessuno emettesse nemmeno un sussurro.

Tempo fa proprio Obama, nel giugno del 2014, fu intervistato dalla Abc World News e disse quanto segue: “…Il problema è che con la legge ora in vigore, una volta che i bambini hanno attraversato il confine c’è un sistema che prevede che siano trattati da noi, che ci si prenda cura di loro sino a quando noi li rimandiamo indietro… Il nostro messaggio è non inviate i vostri bambini non accompagnati al confine su treni o con una manica di contrabbandieri. Questo è il nostro messaggio diretto alle famiglie dell’America centrale. Non inviate i vostri figli al confine. Se lo faranno, saranno riportati indietro. Ma soprattutto potrebbero non farcela”.

Ora, se volete, si può tornare a strapparsi i capelli e a gridare a squarciagola “Perché nessuno pensa ai bambini?!”; almeno sarà un atto di gran teatro, perché quando si sa come stanno realmente le cose fingere è assai più difficile e chi ci riesce è un “attore” nato.

(di Pietro Vinci) – Oltre la Linea